Le voci di un ritocco all’Iva su hotel e ristoranti fanno infuriare albergatori, esercenti e consumatori. Sangalli: “bene l’immediata smentita del Ministero”.

10 febbraio 2020

Il Tesoro prende nettamente le distanze. Ma la sola ipotesi accarezzata negli ambienti della maggioranza di un ritocco all’Iva su hotel e ristoranti, anche se piccolo, fa infuriare gli albergatori, gli esercenti e anche i consumatori.  Secondo fonti del ministero dell’Economia l’ipotesi di aumenti selettivi dell’Iva, in particolare nel settore alberghiero e della ristorazione, è «priva di fondamento», e il confronto sulla riforma fiscale «è focalizzato sull’Irpef». Anche se nella maggioranza c’è chi ci pensa, e nello stesso governo c’è chi sottolinea esplicitamente, come ha fatto il sottosegretario al Mef Pier Paolo Baretta, la necessità di riflettere sulla possibilità di recuperare un po’ di risorse per tagliare le tasse sui redditi anche dall’Iva. Magari lasciandola aumentare sui beni e servizi di lusso o voluttuari. Tra I quali gli unici che assicurerebbero un buon aumento del gettito, da utilizzare per ridurre l’Irpef, sono proprio hotel e ristoranti, che per giunta beneficiano di un’aliquota ridotta del 10%, contro il 21% ordinario. L’aumento di un solo punto dell’aliquota, all’u%, è stato calcolato, porterebbe 1,5 miliardi di euro. “Tornano a circolare ipotesi di revisione selettiva delle aliquote Iva e, in questo contesto, di aumenti dell’imposta per il settore del turismo. Confermiamo la nostra contrarietà”. A ribadirlo è il presidente di Confturismo-Confcommercio Luca Patanè alle ipotesi di aumenti dell’Iva. Patané spiega infatti che “in questo caso, davvero non si tratterebbe di un intervento di razionalizzazione, ma semplicemente di un generalizzato incremento dell’imposizione a carico dell’offerta turistica. A carico, cioè, di un asset di assoluto rilievo per l’economia e per l’occupazione del nostro Paese e che già, purtroppo, registra l’impatto delle conseguenze dell’emergenza coronavirus”. “Il turismo italiano meriterebbe, invece, scelte che ne rafforzino la competitività, anche contrastando con determinazione la patologia di un diffuso abusivismo che opera in condizioni di dumping regolamentare, fiscale e contributivo” avverte infine il presidente di Confturismo-Confcommercio. “Sento dire che la maggior imposta sarebbe pagata dai turisti e sarebbe soprattutto a carico degli stranieri. La verità — dice il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca — è che il prezzo principale sarebbe pagato dal nostro Paese, a causa della perdita di competitività del sistema turistico a tutto vantaggio di Paesi concorrenti, con grave danno per le imprese e i lavoratori italiani”. “Il governo vuole ridurre le tasse sui redditi medio bassi e propone di alzare l’Iva su hotel e ristoranti, come se fossero solo gli stranieri a mangiare o dormire fuori casa. Ogni giorno 10 milioni di italiani pranzano in bar e ristoranti e lo fanno per necessità, non certo per scelta», sottolinea il direttore generale della Federazione dei Pubblici esercizi, aderente alla Confcommercio , Roberto Calugi. ”Come se non bastasse – aggiunge il direttore generale -, l’idea di rendere più salato il conto al ristorante per i turisti stranieri tradisce un paradosso di fondo: sono sempre di più le persone che arrivano in Italia per vivere un’esperienza non solo artistica, ma soprattutto enogastronomica, resa possibile dalla professionalità dei nostri cuochi e ristoratori. Penalizzare questa fetta di mercato, sulla quale in queste settimane già pesa l’insicurezza dovuta al Coronavirus, rischia di essere controproducente per tutti. ”Negli ultimi 10 anni – conclude Calugi – l’occupazione nel settore della ristorazione è cresciuta del 20%, mentre negli altri comparti è scesa del 3,4%. Mortificare uno dei pochi settori dinamici, capace di dare lavoro a 1,2 milioni di persone, non è certo una soluzione vincente per rilanciare i consumi e, più in generale, l’economia dell’intero Paese”.

Sangalli: “bene l’immediata smentita del Ministero”

“Abbiamo apprezzato molto l’immediata risposta e la smentita del ministro e del Ministero” sui rialzi selettivi dell’Iva che avrebbero potuto riguardare il settore alberghiero e quello della ristorazione. Lo ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, a margine di una iniziativa a Milano. “Questa – ha aggiunto – è una notizia priva di fondamento, non ci saranno
aumenti dell’Iva su alberghi e ristoranti”.

Sangalli Corriere della Sera