Segnaliamo le principali novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2023, a seguito della approvazione della legge 29 dicembre 2022, n. 197, recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 303, del 29 dicembre 2022, S.O. n. 43/L.

In particolare, a seguire vengono analizzati i seguenti punti:

  1. Modifiche al regime forfetario per le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni (art. 1, comma 54)
  2. Detassazione delle mance percepite dal personale impiegato nel settore ricettivo e di somministrazione di alimenti e bevande (commi 58 – 62)
  3. Estromissione dei beni delle imprese individuali (art. 1, commi 100 – 106)
  4. Definizione agevolata delle somme dovute a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni (art. 1, commi 153 – 159)
  5. Adesione agevolata e definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento (art. 1, commi 179 – 185)
  6. Definizione agevolata delle controversie tributarie (art. 1, commi 186 – 203)
  7. Definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022 (art. 1, commi 231 – 251)
  8. Sisma Italia Centrale 2016 (art. 1, commi 746, 747, 750, 751 e 759)
  9. Disposizioni in favore dei territori dell’Italia centrale colpiti dagli eventi sismici verificatisi nel 2016 (art. 1, commi 738, 739, 742, 744-748, 752 -754, 762 e 763)
  10. Decontribuzione per assunzioni (art. 1, commi 294 – 299)
  11. Prestazioni occasionali – Voucher (art. 1, comma 342)
  12. Contributo straordinario, sotto forma di credito d’imposta, a favore delle imprese per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale (art. 1, commi 2 – 9)
  13. Bonus mobili e grandi elettrodomestici (art. 1, comma 277)

 

ANALISI CONFCOMMERCIO DEI PUNTI EVIDENZIATI:

  1. Modifiche al regime forfetario per le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni (art. 1, comma 54)
    A partire dal 2023, viene incrementato, da 65.000 euro a 85.000 euro, il limite di ricavi e compensi entro cui i contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni, potranno accedere al regime forfetario di cui all’articolo 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, con imposta sostitutiva pari al 15 per cento. Tale intervento comporterà l’allargamento della platea dei soggetti che potranno beneficiare del regime fiscale agevolato e, quindi, una riduzione del carico fiscale.
    Inoltre, viene prevista la fuoriuscita immediata dal predetto regime agevolativo (e, quindi, nell’anno stesso) per chi supera la soglia di ricavi e compensi di 100.000 euro. Pertanto:
    – in caso di ricavi o compensi di ammontare compreso tra 85.001 euro e 100.000 euro, il regime forfetario cessa di avere applicazione a partire dall’anno successivo;
    – in caso di ricavi o compensi di ammontare superiore a 100.000 euro, il regime forfetario cessa di avere applicazione dall’anno stesso. In tale ultimo caso è dovuta l’Iva a partire dalle operazioni effettuate dal momento in cui si fuoriesce dal regime. La disposizione non ha subito modifiche durante i lavori parlamentari.
  2. Detassazione delle mance percepite dal personale impiegato nel settore ricettivo e di somministrazione di alimenti e bevande (commi 58 – 62)
    La disposizione – che non ha subito modifiche durante l’iter parlamentare – introduce un meccanismo di detassazione per le mance nelle strutture ricettive e negli esercizi commerciali che offrono servizi di somministrazione di alimenti e bevande (alberghi, bar, ristoranti).
    In particolare, le somme destinate dai clienti ai lavoratori a titolo di liberalità, anche attraverso mezzi di pagamento elettronici, riversate ai lavoratori (individuati nel comma 5 del presente articolo) costituiscono redditi da lavoro dipendente e, salvo espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro, sono soggette ad una imposta sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali pari al 5 per cento, entro il limite del 25 per cento del reddito percepito nell’anno per le relative prestazioni di lavoro.
    La detassazione – ai sensi del comma 5 – si applica con esclusivo riferimento al settore privato e per i titolari di reddito da lavoro dipendente non superiore, nell’anno precedente, a 50.000 euro.
    La disposizione prevede, inoltre, che le somme in questione siano escluse dalla retribuzione imponibile ai fini del calcolo dei contributi di previdenza e assistenza sociale e dei premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e non siano computate ai fini del calcolo del trattamento di fine rapporto.
    Viene, inoltre, stabilito che, ai fini della spettanza e per la determinazione di deduzioni, detrazioni o benefìci di qualsiasi titolo, anche di natura non tributaria, subordinati al possesso di requisiti reddituali, si tiene conto della quota di reddito soggetta alla predetta imposta sostitutiva. L’imposta sostitutiva è applicata dal sostituto d’imposta. Per l’accertamento, la riscossione, le sanzioni e il contenzioso si applicano, in quanto compatibili, le ordinarie disposizioni in materia di imposte dirette.
  3. Estromissione dei beni delle imprese individuali (art. 1, commi 100 – 106)
    Oltre alla disciplina dell’assegnazione, cessione e trasformazione agevolata, è prevista la possibilità per gli imprenditori individuali di procedere all’esclusione/estromissione dei beni inclusi nel patrimonio dell’impresa, mediante il pagamento di una imposta sostitutiva di IRPEF e IRAP (con aliquota dell’8 per cento) sulla differenza tra il valore normale di tali beni ed il relativo valore fiscalmente riconosciuto.
    In specie, la disciplina sull’estromissione agevolata, di cui all’articolo 1, comma 121, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di Bilancio 2016), si applica anche alle esclusioni dal patrimonio dell’impresa dei beni ivi indicati, posseduti alla data del 31 ottobre 2022, poste in essere dal 1° gennaio 2023 al 31 maggio 2023.
    I versamenti rateali dell’imposta sostitutiva dovranno essere effettuati, rispettivamente, entro il 30 novembre 2023 e il 30 giugno 2024. Per i soggetti che si avvalgono della presente disposizione gli effetti della estromissione decorrono dal 1° gennaio 2023.
  4. Definizione agevolata delle somme dovute a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni (art. 1, commi 153 – 159)
    Con le disposizione in esame – rimaste immutate durante l’iter parlamentare – vengono previste alcune soluzioni finalizzate ad agevolare la definizione dei rapporti tra i contribuenti e l’Amministrazione finanziaria, riducendo gli oneri a carico dei contribuenti ed estendendo il beneficio della rateizzazione degli importi dovuti.
    In particolare, viene introdotta la definizione agevolata delle somme dovute a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni relative ai periodi d’imposta 2019, 2020 e 2021, per le quali il termine di pagamento non è ancora scaduto alla data di entrata in vigore della nuova disposizione, oppure recapitate successivamente a tale data.
    La nuova definizione agevolata prevede, nello specifico, il pagamento delle imposte e dei contributi previdenziali, degli interessi e delle somme aggiuntive, senza alcuna riduzione, e l’applicazione delle sanzioni nella misura ridotta del 3%.
    In caso di mancato pagamento, in tutto o in parte, delle somme dovute alle scadenze stabilite, la definizione non produrrà i suoi effetti e troveranno applicazione le ordinarie disposizioni in materia di sanzioni e riscossione.
    Nell’ipotesi in cui il cui pagamento rateale delle somme dovute a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni sia ancora in corso, la nuova disposizione prevede che il beneficio in parola possa essere applicato al debito residuo.
    Con riferimento alle somme già versate fino a concorrenza dei debiti definibili ai sensi della disciplina in commento, anche anteriormente alla definizione, viene previsto che tali somme restino definitivamente acquisite e non siano rimborsabili.
    Per gli importi dovuti a seguito delle comunicazioni d’irregolarità riguardanti le dichiarazioni relative al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019, viene, altresì, disposta la proroga di un anno del termine di notifica delle relative cartelle di pagamento.
    Infine, sempre in merito agli importi dovuti a seguito dei controlli automatici e formali, viene esteso il beneficio della rateizzazione fino a 20 rate trimestrali anche per gli importi inferiori a 5 mila euro, in luogo delle 8 rate trimestrali, come in precedenza previsto.
  5. Adesione agevolata e definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento (art. 1, commi 179 – 185)
    Con riferimento agli accertamenti con adesione non impugnati e per i quali non siano decorsi i termini per presentare ricorso, nonché quelli notificati dall’Agenzia delle Entrate entro la data del 31 marzo 2023, e riguardanti:
    – i processi verbali di constatazione,
    – gli avvisi di accertamento
    – e gli avvisi di rettifica e liquidazione,
    viene riconosciuta la possibilità di usufruire della definizione agevolata, con l’applicazione delle sanzioni nella misura di un diciottesimo del minimo edittale.
    La definizione agevolata può essere applicata, alle medesime condizioni, anche in caso di acquiescenza sui menzionati avvisi di accertamento, avvisi di rettifica e di liquidazione, nonché agli atti di recupero notificati dall’Agenzia delle Entrate.
    Per quanto concerne le modalità di versamento delle somme dovute, viene consentita la possibilità di effettuare il pagamento in forma rateale, con un massimo di 20 rate trimestrali di pari importo, con scadenza entro l’ultimo giorno di ciascun trimestre successivo al pagamento della prima rata. Viene prevista, in tal caso, l’applicazione degli interessi al tasso legale sulle rate successive alla prima.
    La disciplina di favore trova applicazione anche per gli atti di recupero dell’Agenzia delle Entrate, non impugnati e ancora impugnabili, e per quelli notificati successivamente alla predetta data del 31 marzo 2023.
    Sono esclusi dalla definizione gli atti emessi nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria.
    L’attuazione della norma in commento sarà oggetto di un apposito provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate.
  6. Definizione agevolata delle controversie tributarie (art. 1, commi 186 – 203)
    La disciplina dettata dalle disposizioni in commento prevede che le controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte l’Agenzia delle Entrate oppure – a seguito di una modifica intervenuta durante l’iter parlamentare – l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso anche quello pendente presso la Corte di Cassazione, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione, con il pagamento di un importo pari al valore della controversia, al netto di sanzioni ed interessi.
    La nuova disciplina individua, pertanto, le ipotesi per le quali è possibile usufruire della riduzione del pagamento del tributo dovuto dal contribuente.
    In particolare:
    – in caso di ricorso pendente nel primo grado di giudizio, la controversia può essere definita con il pagamento del 90% del valore della controversia;
    – in caso di soccombenza della competente Agenzia fiscale nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare, le controversie possono essere definite con il pagamento:
    1. del 40% del valore della controversia, in caso di soccombenza nella pronuncia di primo grado;
    2. del 15% del valore della controversia, in caso di soccombenza nella pronuncia di secondo grado;
    – in caso di accoglimento parziale del ricorso o, comunque, di soccombenza ripartita tra il contribuente e la competente Agenzia fiscale, l’importo del tributo – al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni – è dovuto interamente, per quanto concerne la parte di atto confermata dalla pronuncia giurisdizionale, e in misura ridotta per la parte dell’atto annullata;
    – in caso di controversia tributaria pendente innanzi alla Corte di cassazione, per la quale la competente Agenzia fiscale risulti soccombente in tutti i precedenti gradi di giudizio, viene prevista la possibilità della sua definizione con il pagamento di un importo pari al 5% del valore della controversia.
    Viene prevista, inoltre, la possibilità di definire anche le controversie relative esclusivamente alle sanzioni non collegate al tributo, con il pagamento del 15% del valore della controversia in caso di soccombenza della competente Agenzia fiscale, oppure con il pagamento del 40% negli altri casi. Nessun importo, invece, è dovuto, in caso di controversia avente come oggetto, esclusivamente, sanzioni collegate ai tributi, se il rapporto relativo ai tributi a cui tali sanzioni si riferiscono sia stato oggetto di definizione.
    Non possono, invece, essere definite le controversie riguardanti, anche solo in parte, le risorse proprie tradizionali dell’UE, l’IVA riscossa all’importazione e le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di stato.
    Per poter usufruire della definizione agevolata, è necessario che il ricorso di primo grado sia stato notificato entro la data di entrata in vigore della disposizione in esame, oppure il processo non si sia concluso con decisione definitiva alla data di presentazione della domanda di definizione. In base alla disposizione in esame, la definizione si perfeziona con il pagamento, entro il 30 giugno 2023, degli importi dovuti, per i quali è possibile anche usufruire di un piano di rateizzazione secondo la disciplina della dilazione degli importi dovuti a seguito di accertamento con adesione, con un massimo di venti rate trimestrali di pari importo, da versare, la prima rata, entro il 30 giugno 2023, e quelle successive, rispettivamente, entro il 30 settembre, il 20 dicembre e il 31 marzo di ciascun anno. In tal caso, si applicano gli interessi legali sulle rate successive alla prima.
    Non è ammesso il pagamento tramite compensazione e sono esclusi dal piano di rateizzazione gli importi fino a mille euro.
    La nuova disciplina prevede che, dagli importi dovuti per la definizione delle controversie, vengano scomputati quelli versati, a qualsiasi titolo, in pendenza di giudizio e, inoltre, le somme già versate non saranno restituite.
    Salvo che non via sia una espressa richiesta del contribuente al giudice designato, viene stabilito, altresì, che le controversie definibili non sono sospese. Durante l’iter parlamentare, è stato confermato che, in tale ultimo caso, il processo resta sospeso fino al 10 luglio 2023 ma, rispetto al disegno di legge, viene ora previsto che, entro tale data, il contribuente deve depositare, presso l’organo giurisdizionale innanzi al quale pende la controversia, copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata, con la conseguente estinzione del processo, in ogni stato e grado, e non più la sua sospensione fino al 31 dicembre 2024.
    A tale riguardo, viene altresì previsto che, per i processi dichiarati estinti, l’eventuale diniego della definizione è impugnabile dinanzi all’organo giurisdizionale che ha dichiarato l’estinzione, entro il termine di 60 giorni dalla notifica, e tale diniego rappresenta un motivo di revocazione del provvedimento di estinzione.
    Per le controversie definibili, viene concessa la sospensione di nove mesi dei termini processuali riguardanti l’impugnazione, anche incidentale, le pronunce giurisdizionali, la riassunzione e la proposizione del controricorso in Cassazione, con scadenza tra la data di entrata in vigore della disposizione in esame e il 31 luglio 2023.
    L’eventuale diniego della definizione deve essere notificato entro la data del 31 luglio 2024, avverso il quale può essere proposta l’impugnazione, entro 60 giorni, dinanzi all’organo giurisdizionale competente per la trattazione della controversia.
    La nuova disciplina mantiene, in ogni caso, la possibilità di definire, in alternativa, i giudizi tributari pendenti innanzi alla Corte di Cassazione, in base alla vigente disciplina dettata dall’articolo 5 della legge 31 agosto 2022, n. 130, che ha già introdotto la definizione agevolata dei giudizi in parola.
    La norma rinvia, infine, ad uno o più provvedimento della competente Agenzia fiscale per stabilire le modalità di attuazione della disciplina in commento.
  7. Definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022 (art. 1, commi 231 – 251)
    La disciplina in esame – parzialmente modificata durante l’iter parlamentare – riconosce una nuova forma di definizione agevolata per i carichi di importo superiore ai 1.000 euro, affidati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022.
    In particolare, viene prevista la possibilità di estinguere tali debiti con il pagamento della sola somma capitale (oltre alle somme dovute a titolo di rimborso delle spese per le procedure esecutive e di notificazione della cartella di pagamento), con esclusione degli interessi iscritti e delle sanzioni incluse nei carichi stessi, degli interessi di mora, delle sanzioni civili, accessorie ai crediti di natura tributaria, e delle somme maturate a titolo di aggio.
    Il pagamento delle somme dovute deve essere effettuato in unica soluzione, entro il 31 luglio 2023, oppure rateizzato in un massimo di 18 rate, secondo le seguenti modalità:
    – la prima e la seconda rata, ciascuna pari al 10% delle somme complessivamente dovute ai fini della definizione, rispettivamente, entro il 31 luglio e il 30 novembre 2023;
    – le restanti, di pari ammontare, entro il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2024, con l’applicazione degli interessi al tasso del 2% annuo, con decorrenza dal 1° agosto 2023.
    Non si applicano, comunque, le disposizioni relative alla dilazione di pagamento di cui all’articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica del 29 settembre 1973, n. 602.
    L’Agente della riscossione ha l’onere di fornire ai debitori, nell’area riservata del suo portale web, i dati necessari ad individuare i carichi definibili.
    Per procedere alla definizione in commento, il debitore deve comunicare all’Agente della riscossione, mediante apposita dichiarazione da trasmettere telematicamente entro il 30 aprile 2023, la sua volontà di voler usufruire del beneficio, indicando anche il numero di rate prescelto per l’eventuale pagamento dilazionato, con l’impegno di rinunciare ai giudizi pendenti relativi ai carichi che intende definire.
    In tal caso, la norma prevede che i giudizi interessati dalla definizione agevolata vengano sospesi fino al pagamento di quanto dovuto e, successivamente, estinti a seguito della produzione della documentazione attestante il perfezionamento della definizione.
    Per la determinazione dell’ammontare delle somme dovute occorre tenere in considerazione solamente gli importi già pagati allo stesso titolo e il debitore, se ha già interamente versato le medesime somme con precedenti pagamenti parziali, deve comunque dichiarare la sua volontà di aderire alla nuova definizione per poter beneficiare dei suoi effetti.
    Anche in tal caso, viene stabilito che le somme versate a qualunque titolo, relativamente ai debiti definibili, anche anteriormente alla definizione, restano definitivamente acquisite e non sono rimborsabili.
    In base alla disciplina in commento, la presentazione della dichiarazione per la definizione dei carichi definibili produce i seguenti effetti:
    – sono sospesi i termini di prescrizione e decadenza;
    – sono sospesi, fino alla scadenza della prima o unica rata delle somme dovute a titolo di definizione, gli obblighi di pagamento derivanti da precedenti dilazioni in essere alla data di presentazione;
    – non possono essere iscritti nuovi fermi amministrativi e ipoteche, fatti salvi quelli già iscritti alla data di presentazione;
    – non possono essere avviate nuove procedure esecutive;
    – non possono essere proseguite le procedure esecutive precedentemente avviate, salvo che non si sia tenuto il primo incanto con esito positivo.
    Inoltre, viene previsto che il debitore non è considerato inadempiente ai fini sia della disciplina riguardante il pagamento mediante compensazione volontaria con crediti d’imposta e sia della disciplina sui pagamenti delle pubbliche amministrazioni, per gli importi superiori a cinquemila euro (di cui, rispettivamente, agli articoli 28-ter e 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602).
    Si applica, infine, la disposizione di cui all’articolo 54 del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, che disciplina il rilascio del documento unico di regolarità contributiva (DURC), nel caso di definizione agevolata di debiti contributivi.
    Entro la data del 30 giugno 2023, l’Agente della riscossione deve comunicare, a coloro che hanno aderito alla definizione in commento, l’ammontare complessivo di quanto dovuto, nonché, in caso di scelta del pagamento dilazionato, il giorno e il mese di scadenza di ciascuna rata.
    Per quanto concerne il pagamento delle somme dovute, viene disposto che lo stesso può essere eseguito secondo le seguenti modalità:
    – mediante domiciliazione sul conto corrente eventualmente indicato dal debitore con le modalità determinate dall’Agente della riscossione;
    – mediante moduli di pagamento precompilati, che l’agente della riscossione è tenuto ad allegare alla comunicazione;
    – presso gli sportelli dell’Agente della riscossione.
    Con riferimento ai soli debiti definibili ricompresi nella dichiarazione di adesione, alla data del 31 luglio 2023, viene previsto che le dilazioni sospese siano automaticamente revocate e che, a seguito del pagamento della prima o unica rata delle somme in parola, il debitore – che ha aderito alla definizione – può ottenere l’estinzione delle procedure esecutive avviate in precedenza, salvo che non si sia tenuto il primo incanto con esito positivo.
    Nell’ipotesi di omesso ovvero insufficiente o tardivo versamento, superiore a 5 giorni, di una sola rata, la definizione viene considerata inefficace e l’Agente della riscossione proseguirà l’attività di recupero coattivo del debito residuo. In tal caso, i versamenti effettuati saranno considerati semplici acconti delle somme complessivamente dovute a seguito dell’iscrizione a ruolo.
    La nuova disciplina prevede, altresì, la possibilità di ricomprendere nella definizione agevolata anche i debiti relativi ai carichi affidati all’Agente della riscossione che rientrano nei procedimenti avviati a seguito di istanze presentate, dai debitori, ai sensi delle disposizioni che disciplinano l’accordo di composizione della crisi e il piano del consumatore (di cui al Capo II, Sezione I, della legge 27 gennaio 2012, n. 3) o ai sensi delle disposizioni riguardanti la ristrutturazione dei debiti del consumatore e dei relativi familiari (di cui al Titolo IV, Capo II, Sezioni II e III, del decreto-legislativo 12 gennaio 2019, n. 14). I soggetti interessati potranno, dunque, provvedere al pagamento del debito, anche falcidiato, nelle modalità e nei tempi eventualmente previsti nel decreto di omologazione.
    Sono esclusi dalla definizione agevolata in esame, i debiti relativi ai carichi riguardanti:
    – le c.d. “risorse proprie tradizionali” dell’Unione Europea e l’IVA riscossa all’importazione;
    – i recuperi degli aiuti di Stato considerati illegittimi dalla stessa Unione europea;
    – i crediti derivanti da condanne pronunciate dalla Corte dei conti;
    – le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e
    sentenze penali di condanna.
    Durante l’iter parlamentare, è stato previsto, inoltre, che possono essere definiti anche i debiti relativi alle sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o per violazione degli obblighi relativi ai contributi e ai premi dovuti agli enti previdenziali.
    Sempre in sede di approvazione del disegno di legge, è stata inserita la disposizione per la quale possono essere oggetto di definizione agevolata le sanzioni amministrative, diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o per violazione degli obblighi relativi ai contributi e ai premi dovuti agli enti previdenziali, e le sanzioni per violazioni del Codice della Strada (di cui al decreto-legislativo 30 aprile 1992, n. 285), ma limitatamente agli interessi, comunque denominati, alle maggiorazioni (di cui all’articolo 27, comma 6, della legge 24 novembre 1981, n. 689) e alle somme maturate a titolo di aggio.
    Per i soggetti in procedura concorsuale nonché in tutte le procedure di composizione negoziale della crisi d’impresa previste dalla legge fallimentare e dal codice della crisi, viene riconosciuta la prededucibilità delle somme occorrenti per la definizione.
    Viene consentita, altresì, la possibilità di usufruire della nuova definizione anche con riferimento ai debiti relativi ai carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2017 ricompresi nelle precedenti rottamazioni o “saldo e stralcio”, anche se si sia verificata l’inefficacia della relativa definizione.
    Per effetto del pagamento delle somme dovute a seguito della definizione, viene previsto che l’Agente della riscossione è automaticamente discaricato dell’importo residuo contenuto nei carichi definiti.
    Viene stabilito, infine, che la definizione agevolata si applica anche ai debiti risultanti dai carichi affidati all’Agente della riscossione dagli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza (di cui al decreto-legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e al decreto-legislativo 10 febbraio 1996, n. 103).
  8. Sisma Italia Centrale 2016 (art. 1, commi 746, 747, 750, 751 e 759)
    Le disposizioni di cui ai commi 746 e 747 prorogano, per il 2023, le esenzioni di carattere fiscale già previste a favore delle imprese e dei professionisti che hanno la sede principale o l’unità locale all’interno della zona franca, istituita nei Comuni del Centro Italia colpiti dal sisma del 2016, e che hanno subito una riduzione del fatturato di almeno il 25% nel medesimo anno rispetto al 2015, nonché delle imprese e dei professionisti che hanno intrapreso, nei medesimi territori, una nuova iniziativa economica entro il 31 dicembre 2021. In particolare, si tratta dei seguenti benefici:
    – esenzione dalle imposte sui redditi del reddito, derivante dallo svolgimento dell’attività svolta dall’impresa nella zona franca, fino a concorrenza, per ciascun periodo di imposta, dell’importo di 100.000 euro riferito al reddito derivante dallo svolgimento dell’attività svolta dall’impresa nella zona franca;
    – esenzione dall’IRAP del valore della produzione netta derivante dallo svolgimento dell’attività svolta dall’impresa nella zona franca, nel limite di euro 300.000 per ciascun periodo di imposta, riferito al valore della produzione netta;
    – esenzione dalle imposte municipali proprie per gli immobili siti nella zona franca, posseduti e utilizzati dai soggetti per l’esercizio dell’attività economica;
    – esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali, con esclusione dei premi per l’assicurazione obbligatoria infortunistica, a carico dei datori di lavoro, sulle retribuzioni da lavoro dipendente.
    La disposizione dettata dalla lettera a), del comma 750, proroga l’esenzione dal pagamento dell’imposta di bollo e dell’imposta di registro – per le istanze, i contratti e i documenti presentati alla pubblica amministrazione fino al 31 dicembre 2023 – prevista a favore delle persone fisiche residenti o domiciliate e alle persone giuridiche che hanno sede legale o operativa nei territori colpiti dagli eventi sismici del 2016.
    La disposizione di cui alla al numero 1), lettera b), del medesimo comma 750, prevede la proroga, in favore di persone fisiche e società, fino all’anno di imposta 2022, dell’esenzione dal reddito imponibile dei redditi dei fabbricati distrutti od oggetto di ordinanze sindacali di sgombero in quanto inagibili, ubicati nelle zone colpite dagli eventi sismici del 2016, in Centro Italia.
    La disposizione di cui al numero 2), della citata lettera b), prevede, invece, la proroga al 2023 dell’esenzione IMU prevista per i fabbricati inagibili a seguito degli eventi sismici del 2016.
    Il comma 751 proroga l’esenzione, fino al 31 dicembre 2023, dei canoni relativi alla occupazione di spazi ed aree pubbliche e per l’installazione di mezzi pubblicitari per le attività con sede legale od operativa nei territori delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria interessati dagli eventi sismici succitati.
    Il comma 759 modifica l’articolo 1, comma 986, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di Bilancio 2019), prevedendo che, anche per l’anno 2023, ai fini dell’accertamento dell’indicatore della situazione patrimoniale equivalente (ISEE), nel calcolo del patrimonio immobiliare siano esclusi gli immobili e i fabbricati di proprietà distrutti o non agibili in seguito a calamità naturali.
  9. Disposizioni in favore dei territori dell’Italia centrale colpiti dagli eventi sismici verificatisi nel 2016 (art. 1, commi 738, 739, 742, 744-748, 752 -754, 762 e 763)
    Nei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016 è prorogato al 31 dicembre 2023 lo stato di emergenza, con la finalità di assicurare il proseguimento e l’accelerazione dei processi di ricostruzione. Conseguentemente il Fondo per le emergenze nazionali è incrementato di 150 milioni di euro per l’anno 2023.
    È prevista la proroga al 31 dicembre 2023 della gestione straordinaria e il rafforzamento delle strutture degli uffici per la ricostruzione, nel limite di spesa, per l’anno 2023, di complessivi 71,8 milioni di euro (Cfr. comma 739).
    Vengono assegnati, per l’anno 2023, 500.000 euro per il funzionamento della Struttura di missione, presso il Ministero dell’interno, dedicata alla prevenzione ed il contrasto delle infiltrazioni della criminalità organizzata nell’affidamento e nell’esecuzione dei contratti pubblici e di quelli privati che fruiscono di contribuzione pubblica, aventi ad oggetto lavori, servizi e forniture, connessi agli interventi per la ricostruzione (Cfr. comma 742).
    Per la concessione del credito d’imposta maturato in relazione all’accesso ai finanziamenti agevolati, di durata venticinquennale, dedicati alla ricostruzione privata, viene incrementata l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 362, lettera a), della legge 11 dicembre 2016, n. 232, nella misura di 1,1 miliardi di euro per gli anni 2047-2049 (Cfr. comma 744).
    In favore delle attività economiche e produttive (e dei soggetti privati per i mutui relativi alla prima casa di abitazione inagibile o distrutta) viene prorogato al 31 dicembre 2023 il termine di sospensione dei pagamenti delle rate dei mutui e dei finanziamenti di qualsiasi genere erogati dalle banche, nonché dagli intermediari finanziari e dalla Cassa depositi e prestiti S.p.a., comprensivi dei relativi interessi, con la previsione che gli interessi attivi relativi alle rate sospese concorrano alla formazione del reddito d’impresa, nonché alla base imponibile dell’IRAP, nell’esercizio in cui sono incassati. Analoga sospensione si applica anche ai pagamenti di canoni per contratti di locazione finanziaria aventi ad oggetto edifici distrutti o divenuti inagibili, anche parzialmente, ovvero beni immobili strumentali all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale, agricola o professionale svolta nei medesimi edifici.
    La sospensione si applica anche ai pagamenti di canoni per contratti di locazione finanziaria aventi per oggetto beni mobili strumentali all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale, agricola o professionale.
    Sono ugualmente sospese, senza oneri aggiuntivi a carico dei beneficiari, le rate in scadenza entro la data del 31 dicembre 2023 dei mutui e dei finanziamenti anzidetti, nel caso in cui le banche e gli intermediari finanziari omettano di informare i beneficiari della possibilità di chiedere la sospensione delle rate, indicando costi e tempi di rimborso dei pagamenti sospesi, nonché del termine per l’esercizio dell’opzione tra la sospensione dell’intera rata o della sola quota capitale. Lo Stato concorrerà, in tutto o in parte, agli oneri derivanti dalle sospensioni dei pagamenti nel limite di spesa complessivo di 1,5 milioni di euro per l’anno 2023.
    Le esenzioni fiscali previste nelle Zone franche urbane (ZFU) del Centro Italia sono prorogato fino al 31 dicembre 2023, per le quali è stato disposto uno stanziamento di 60 milioni di euro per l’anno 2023, da imputare al Fondo per lo sviluppo e la coesione, periodo di programmazione 2021-2027, fermo restando il criterio di ripartizione territoriale (Cfr. comma 747). Come già stabilito negli anni precedenti, il Ministero delle imprese del made in Italy, potrà prevedere nei bandi per l’assegnazione delle risorse stanziate clausole di esclusione per le imprese che hanno già ottenuto le esenzioni ZFU e che, alla data di pubblicazione dei bandi, non hanno fruito in tutto o in parte dell’importo dell’agevolazione complessivamente concessa nell’ambito dei bandi precedenti.
    In favore delle attività economiche e produttive (e dei soggetti privati per i mutui relativi alla prima casa di abitazione inagibile o distrutta) viene prorogato al 31 dicembre 2023 il termine di sospensione dei pagamenti delle rate dei mutui e dei finanziamenti di qualsiasi genere erogati dalle banche, nonché dagli intermediari finanziari e dalla Cassa depositi e prestiti S.p.a., comprensivi dei relativi interessi, con la previsione che gli interessi attivi relativi alle rate sospese concorrano alla formazione del reddito d’impresa, nonché alla base imponibile dell’IRAP, nell’esercizio in cui sono incassati. Analoga sospensione si applica anche ai pagamenti di canoni per contratti di locazione finanziaria aventi ad oggetto edifici distrutti o divenuti inagibili, anche parzialmente, ovvero beni immobili strumentali all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale, agricola o professionale svolta nei medesimi edifici.
    La sospensione si applica anche ai pagamenti di canoni per contratti di locazione finanziaria aventi per oggetto beni mobili strumentali all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale, agricola o professionale.
    Sono ugualmente sospese, senza oneri aggiuntivi a carico dei beneficiari, le rate in scadenza entro la data del 31 dicembre 2023 dei mutui e dei finanziamenti anzidetti, nel caso in cui le banche e gli intermediari finanziari omettano di informare i beneficiari della possibilità di chiedere la sospensione delle rate, indicando costi e tempi di rimborso dei pagamenti sospesi, nonché del termine per l’esercizio dell’opzione tra la sospensione dell’intera rata o della sola quota capitale. Lo Stato concorrerà, in tutto o in parte, agli oneri derivanti dalle sospensioni dei pagamenti nel limite di spesa complessivo di 1,5 milioni di euro per l’anno 2023 (Cfr. comma 754).
    Il comma 458-bis prevede che la CONSAP è autorizzata a operare per conto del Ministero dell’economia e delle finanze per la gestione delle garanzie rilasciate dallo Stato sui finanziamenti agevolati per il pagamento dei tributi e per la copertura dei costi di ricostruzione in favore delle imprese danneggiate dagli eventi sismici che hanno colpito il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo, il 20 e il 29 maggio 201 e le regioni del Centro Italia nel 2016 e 2017.
  10. Decontribuzione per assunzioni (art. 1, commi 294 – 299)
    Le disposizioni introducono innanzitutto un esonero contributivo pari al 100% dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con l’esclusione dei premi e contributi INAIL, per un massimo di 12 mesi e nel limite massimo di importo pari a 8 mila euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile, per i datori di lavoro privati che, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2023, assumano beneficiari del reddito di cittadinanza con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. L’esonero è riconosciuto anche per le trasformazioni dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato effettuate nel 2023. Resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.
    Tale esonero è alternativo a quello già previsto per l’assunzione dei medesimi soggetti di cui all’articolo 8 del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 28 marzo 2019, n. 26, e non si applica ai rapporti di lavoro domestico. Viene, inoltre, prorogato nel 2023 e innalzato da 6 mila a 8 mila euro annui l’esonero contributivo pari a 36 mesi previsto per le assunzioni e le trasformazioni a tempo indeterminato di soggetti che non abbiano compiuto il trentaseiesimo anno di età, di cui all’articolo 1, comma 10, della legge 30 dicembre 2020 n. 178. Parimenti, viene prorogato e innalzato da 6 mila a 8 mila euro annui l’esonero contributivo fino a 18 mesi previsto per le nuove assunzioni, effettuate nel 2023, di donne lavoratrici svantaggiate, con minimo 50 anni di età e disoccupate da almeno 12 mesi, ovvero di qualsiasi età e residenti in aree svantaggiate (si veda la Circolare INPS n. 32 del 22 febbraio 2021), di cui all’articolo 1, comma 16, della legge 30 dicembre 2020 n. 178.
    L’efficacia di tali disposizioni è condizionata, ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 3, del TFUE, all’autorizzazione della Commissione europea.
    Si ricorda che l’accesso ai benefici è subordinato altresì al rispetto delle condizioni generali previste dall’articolo 1, comma 1175, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, ovvero al possesso del DURC regolare, all’assenza di violazioni delle norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro e rispetto degli altri obblighi di legge, e al rispetto dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
    Inoltre, restano validi anche i principi generali in materia di incentivi all’assunzione, da ultimo disciplinati dall’articolo 31 del decreto-legislativo 14 settembre 2015, n. 150, secondo cui l’incentivo non spetta, in particolare, in caso di violazione del diritto di precedenza, in caso di sospensioni dal lavoro connesse a una crisi o riorganizzazione aziendale in corso nell’unità produttiva per lavoratori al pari livello, nonché in caso di invio tardivo delle comunicazioni obbligatorie.
  11. Prestazioni occasionali – Voucher (art. 1, comma 342)
    La disposizione, in modifica dell’articolo 54-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, amplia la possibilità di utilizzo del contratto di prestazione occasionale consentendolo ad utilizzatori che abbiano alle proprie dipendenze fino a 10 lavoratori subordinati a tempo indeterminato, in luogo degli attuali 5. Tale estensione riguarda anche le aziende alberghiere e le strutture ricettive che operino nel settore del turismo (Horeca), in luogo degli attuali 8.
    Contestualmente, viene raddoppiato il tetto massimo di reddito erogabile dall’utilizzatore, aumentato dagli attuali 5 mila a 10 mila euro annui, con il mantenimento dei limiti reddituali previsti per ciascun prestatore (5 mila euro annui e 2.500 euro in favore del medesimo utilizzatore).
    Viene specificatamente previsto che tali disposizioni si applicano anche alle attività lavorative di natura occasionale svolte nell’ambito delle attività di discoteche, sale da ballo, night-club e simili, di cui al codice Ateco 93.29.1.
  12. Contributo straordinario, sotto forma di credito d’imposta, a favore delle imprese per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale (art. 1, commi 2 – 9)
    La norma prevede (al comma 3) un credito d’imposta per le imprese diverse da quelle a forte consumo di energia elettrica (c.d. “energivore”), con potenza disponibile pari o superiore a 4,5 kW. In particolare, il credito d’imposta è pari al 35% della spesa sostenuta per l’acquisto dell’energia elettrica effettivamente utilizzata nel primo trimestre dell’anno 2023, e viene concesso qualora il “prezzo di riferimento” della stessa – calcolato come media, riferita al quarto trimestre 2022, al netto delle imposte e degli eventuali sussidi – abbia subito un incremento del costo per kWh superiore al 30% del corrispondente prezzo medio riferito al medesimo trimestre dell’anno 2019.
    Viene, altresì, riconosciuto (al comma 5) anche un credito d’imposta a favore delle imprese diverse da quelle a forte consumo di gas (c.d. “gasivore”). In particolare, il credito d’imposta è pari al 45% della spesa sostenuta per l’acquisto del gas consumato nel primo trimestre 2023 – per usi energetici diversi dagli usi termoelettrici – e viene concesso qualora il “prezzo di riferimento del gas naturale” – calcolato come media, riferita al quarto trimestre 2022, dei prezzi di riferimento del MI-GAS pubblicati dal GME – abbia subito un incremento superiore al 30% del corrispondente prezzo medio riferito al medesimo trimestre dell’anno 2019.
    La disposizione prevede anche crediti d’imposta (nell’ordine del 45%) riferiti all’energia consumata nel primo trimestre 2023 in favore delle imprese “energivore” e “gasivore” (commi 2 e 4). Con riferimento alle imprese “energivore”, il comma 2 prevede che il credito d’imposta è riconosciuto anche rispetto all’energia elettrica prodotta e auto-consumata nel primo trimestre 2023.
    Tutte le norme ora evidenziate e disciplinate dai commi in esame (commi da 2 a 5) si pongono in continuità con quanto precedentemente disposto, per il quarto trimestre 2022, dai decreti legge 23 settembre 2022, n. 144 e 18 novembre 2022, n. 176, fatto salvo l’incremento della percentuale della detrazione spettante.
    Con riferimento, invece, al calcolo dei predetti crediti, il comma 6 prevede che le imprese – non rientranti nella definizione di “energivore” o “gasivore” – possano richiedere al proprio fornitore di energia di effettuare lui stesso il calcolo dei crediti d’imposta di cui sopra, a condizione però che l’impresa destinataria del credito si rifornisca, nel quarto trimestre 2022 e nel primo trimestre 2023, di energia elettrica o di gas naturale dallo stesso venditore da cui si riforniva nel quarto trimestre del 2019. Entro 60 giorni dalla scadenza del periodo per il quale spetta il credito d’imposta, il fornitore deve inviare al proprio cliente una comunicazione nella quale sono riportati il calcolo dell’incremento di costo della componente energetica e l’ammontare del credito d’imposta spettante per i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2023.
    Con la successiva disposizione (comma 7) viene previsto che i crediti d’imposta relativi al primo trimestre 2023 debbano essere utilizzati esclusivamente in compensazione entro il 31 dicembre 2023.
    Viene, poi, confermato che non debbano applicarsi alla disciplina dei crediti d’imposta i limiti in materia di compensazione e versamenti diretti (Cfr. articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388) e quelli di cui all’articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (che imponeva il limite annuale di 250.000 euro). Viene altresì confermato che i crediti d’imposta non concorrono alla formazione del reddito d’impresa né della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive. I crediti d’imposta sono inoltre cumulabili con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo non porti al superamento del costo sostenuto.
    Parimenti confermate (comma 8) le disposizioni sulla cessione dei crediti di cui al decreto-legge 18 novembre 2022, n. 176. Si ricorda che i predetti crediti d’imposta sono cedibili, solo per intero, dalle imprese beneficiarie ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari, senza facoltà di successiva cessione, fatta salva la possibilità di due ulteriori cessioni, solo se effettuate a favore di banche e intermediari finanziari, società appartenenti a un gruppo bancario iscritto all’albo ovvero imprese di assicurazione autorizzate ad operare in Italia. Viene poi precisato che i crediti riferiti al primo trimestre 2023 sono utilizzabili dal cessionario, con le stesse modalità con le quali sarebbero stati utilizzati dal soggetto cedente, entro la data del 31 dicembre 2023.
  13. Bonus mobili e grandi elettrodomestici (art. 1, comma 277)
    Il nuovo comma interviene sul tema delle detrazioni fiscali collegate agli interventi di ristrutturazione edilizia ed, in particolare, si riferisce alle detrazioni connesse all’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla classe A per i forni, alla classe E per le lavatrici, le lavasciugatrici e le lavastoviglie, alla classe F per i frigoriferi e i congelatori, per le apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione.
    Viene previsto, al riguardo, che la detrazione – che, si ricorda, deve essere ripartita tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo e spetta nella misura del 50 per cento delle spese sostenute – è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 8.000 euro per l’anno 2023 (in luogo degli attuali 5.000 euro) e 5.000 euro per l’anno 2024.