Si sono riuniti oggi in Piazza Vittorio Emanuele  per manifestare lo stato di disagio  gli imprenditori dei settori del terziario – turismo – servizi e professioni.

L’anno 2020 del covid 19 è stato e continua ad essere uno tsunami per tutti, una emergenza sanitaria diventata economica e sociale, colpendo in maniera drammatica soprattutto le imprese del terziario di mercato.

I dati dell’ufficio studi confcommercio sono drammatici:

  • riduzione di oltre 300 mila imprese del commercio non alimentare e dei servizi (saldo tra aperture e chiusure), 240 mila attività a causa della pandemia a cui si deve aggiungere anche la perdita di circa 200 mila attività sparite dal mercato
  • Nella ristorazione perdite di fatturato nel 2020 di 38 miliardi con la chiusura di 23 mila imprese, abbigliamento e calzature 20 miliardi con la chiusura definitiva di 20 mila negozi.

Oltre al Presidente Confcommercio Lazio Nord  Leonardo Tosti hanno esposto le problematiche relative al proprio settore di competenza Michele Casadei Presidente di Federalberghi Lazio Nord – Lorenzo Napoleoni Presidente Associazione Professioni  Confcommercio Lazio Nord – Elia Grillotti in rappresentanza dei Ristoratori  Confcommercio Lazio Nord e dell’Associazione Prov.le Cuochi   e Salvatore Accardi Per le Agenzie di Viaggio Confcommercio Lazio Nord

Riportiamo di seguito la relazione letta dal Presidente Leonardo Tosti   ai partecipanti che è stata poi consegnata come lettera aperta al Prefetto di Rieti insieme a quella predisposta dalle Agenzie di Viaggio del Territorio:

“Possiamo affermare che una riduzione di attività economica come quella del 2020 non si registrava dagli ultimi anni della seconda guerra mondiale. Crisi di domanda e crisi di offerta si intrecciano e si sovrappongono, producendo effetti devastanti  nell’economia. Considerando le grandezze a valori correnti, dei 139 miliardi di euro di prodotto perso nel 2020 la quasi totalità è dovuta al crollo dei consumi interni: sono spariti, infatti, 128 miliardi di euro di spesa. Le perdite di acquisti di beni e servizi sono concentrate in settori di importanza capitale nell’economia italiana. Vestiario e calzature, servizi di trasporto, ricreazione e cultura, alberghi, bar e ristoranti fanno contare complessivamente un calo dei consumi per quasi 107 miliardi di euro, pari all’83% dell’intera flessione di questa componente della domanda. I nostri settori stanno pagando il prezzo

 

più alto della crisi. Il mercato permane in uno stato di ibernazione. Le imprese cancellate dai registri camerali nel corso del 2020 hanno toccato un minimo storico: -42.500. Secondo le stime di Confcommercio, senza mutamenti rilevanti nelle politiche di sostegno al tessuto produttivo e senza un rapido avvio del processo di riapertura, si rischia che vengano a mancare, rispetto al 2019, circa 300 mila imprese del commercio al dettaglio non alimentare e del terziario di mercato. A queste valutazioni occorre sommare la stima di riduzione dell’area del lavoro autonomo (professioni) di circa 200 mila unità. La perdita di occupazione è cresciuta di una proporzione molto al di sotto della riduzione di prodotto lordo e delle stesse ore lavorate. Esiste quindi, al momento, una flessione occupazionale potenziale che non ha ancora un riflesso nelle statistiche ufficiali. La disoccupazione in senso stretto – cioè la condizione di coloro che hanno perso un precedente lavoro -, è oggi limitata dai provvedimenti di blocco dei licenziamenti e dall’estensione della cassa integrazione in deroga. Ciò che si vede, invece, e non poteva non vedersi, è l’aumento dell’area della marginalità socio-economica. Probabilmente, le risorse destinate al sostegno al reddito nel corso del 2020 hanno evitato ad almeno 300mila persone l’entrata nella povertà assoluta. Tuttavia, oggi quasi il 10% della popolazione si trova in tale condizione, con un incremento nel 2020 rispetto al 2019 di oltre un milione di poveri assoluti e tra di loro ci sono molte famiglie di commercianti e dei loro

 

collaboratori. Senza una prolungata e intensa crescita economica, sarà improbabile un riassorbimento di tale massa di residenti in condizioni precarie. L’impegno per la crescita dovrà essere la stella polare dell’azione del governo e il tema principale del dibattito pubblico. La molla, però, non è stata rilasciata a causa delle nuove restrizioni, e non si è vista una crescita dei consumi. Il decreto che ha vincolato mobilità ed attività economiche in concomitanza con la Pasqua ha generato una perdita di consumi pari a 15 miliardi di euro rispetto a una condizione di “normalità economica” del mese in cui cade la Pasqua. Ben oltre la metà dei suddetti 15 miliardi, sono consumi persi dalla ristorazione e dagli alberghi che, assieme ai trasporti e al commercio non alimentare, continuano ad essere i settori più colpiti dai provvedimenti adottati per limitare la diffusione della pandemia. Con il nuovo decreto per tutto aprile, vi saranno, in Italia, solo zone rosse od

arancione. Si conferma, dunque, il ricorso al “più chiusure” con i suoi ormai insostenibili costi economici e sociali. Serve una svolta: prima che sia troppo tardi. Serve una svolta fondata sulla preparazione delle riaperture. Chi vive di impresa non aspetta i contributi per investire e non si basa sui ristori per andare avanti anche perché si stima che il ristoro medio, che assume come base di calcolo un solo dodicesimo della caduta del fatturato annuo, sarà di circa 3700 euro pari al il 4% della perdita di fatturato. L’unico

 

 

vero ed atteso ristoro è la riapertura delle attività. Il futuro non si chiude.

Ci sono però delle azioni che sono funzionali alla ripresa e che devono essere attuate nell’immediato e che oggi consegneremo al Prefetto:

  1. Riapertura immediata di tutte le attività chiuse nel rispetto dei protocolli
  2. Indennizzi a fondo perduto in favore degli operatori economici
  3. Garantire la liquidità alle imprese per ripartire
  4. Proroga del periodo di sospensione delle attività di Equitalia
  5. Annullamento dei carichi affidati all’agente della riscossione
  6. Proroga di misure di sostegno a favore di pubblici esercizi e commercio aree pubbliche per l’esenzione della tassa di occupazione suolo pubblico
  7. Credito d’imposta locazioni commerciali
  8. Riduzione del costo del lavoro
  9. Riduzione della tassa rifiuti
  10. Riduzione delle bollette
  11. Credito d’imposta per contenere gli effetti negativi sulle rimanenze finali di magazzino nel settore moda.”

Alleghiamo alcune foto dell’evento